Oggi

L’economia italiana non è più nelle mani degli italiani. Il 40% dell’economia globale è nelle mani delle banche e una continua deregolamentazione l’ha trasformata in una sorta di casinò speculativa. L’Italia è in balia dell’euro e delle banche europee. Le persone e lo stato italiano lavorano per ripagare un debito che continua ad aumentare, contratto per metà verso creditori esteri. I politici italiani, spesso sottoposti alle pressioni di forti gruppi d’interessi, sono costretti a fare scelte a breve termine, mentre i problemi attuali sono strutturali, intergenerazionali e necessitano di una visione almeno ventennale. Così ci è stata venduta l’idea che dobbiamo per forza scegliere se tutelare l’ambiente o evitare la povertà, mentre la realtà è che i due problemi sono due lati della stessa medaglia e risolvere il primo equivale automaticamente a trovare la soluzione dell’altro. Come specie umana non ci troviamo a questo bivio per caso, ma secondo un disegno ben preciso: non si può crescere per sempre in un pianeta che ha risorse limitate. Persino i padri delle nostre economie di mercato, John S. Mill e John M. Keynes, hanno detto che la crescita del Pil è utile solo fino a quando un paese ha raggiunto un certo livello di prosperità, ma dopo bisogna adottare nuovi indici più adatti a misurare il reale benessere.

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