Il problema del capitalismo (parte 1)

Il capitalismo è in crisi. Il sistema capitalistico della crescita illimitata, trainato dalla ricerca dei profitti sempre maggiori, considera solo marginalmente i propri effetti globali, dal saccheggio delle risorse naturali all’inquinamento della biosfera, ed è diretto in questo modo verso la propria auto-distruzione. La fissazione sulla crescita ha formato l’architettura di base dell’economia moderna, ha motivato la libertà date al settore finanziario, è responsabile dell’allentamento delle regolazioni finanziarie, dell’estensione eccessiva del credito, e della proliferazione di prodotti derivati instabili, e ci ha portato al peggior tracollo economico da un secolo a questa parte.
Da decenni la deregolamentazione dei mercati finanziari è vista come il miglior modo per stimolare la domanda, con un’ossessione sui profitti a breve termine: fino agli anni Settanta le azioni di una società quotata erano possedute dagli investitori in media sette anni ed erano visti come investimenti di lungo periodo: oggi la media è di sei mesi; la speculazione di massa ha trasformato i mercati in casinò. La totale deregolamentazione crea danni sociali: nei mercati non regolati, la società è meno equa, sono più alte le emissioni di co2 pro capite, la mortalità infantile, le gravidanze tra gli adolescenti, l’obesità, la depressione, i livelli di angoscia, gli omicidi e le malattie mentali, mentre sono più bassi l’alfabetizzazione, la mobilità sociale, la fiducia e le aspettative di vita.

Nel sistema del capitalismo, le banche private sono i veri artefici della creazione di nuovo potere d’acquisto per alimentare il consumismo. Nei paesi occidentali infatti le banche centrali stampano solo il 3% delle banconote, tutto il resto è ormai formato da denaro creato da banche private. Il 77% del denaro creato dalle banche private è per mutui e prodotti finanziari, creando bolle economiche ed inflazione, solo il 23% è investito nell’economia vera, che da lavoro al 98% delle persone. Una complessa dinamica sociale e uno sfrenato processo d’innovazione continua guidano il “motore della crescita” e ci rinchiudono nella gabbia del consumismo. Il consumismo è nato per proteggere il modello economico della crescita, ma promuove una forte competizione di status e porta a gravi danni sociali. La cultura del consumismo è trasmessa attraverso le istituzioni, i media, le norme sociali, che incoraggiano le persone ad esprimersi e identificarsi tramite i beni di consumo. Siamo tutti responsabili.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: