Il problema del capitalismo (parte 2)

La crescita del consumo senza precedenti avvenuta tra il 1990 e il 2007 è stata alimentata da una massiccia espansione del credito. L’ossessione verso la crescita è il singolo fattore dominante di un sistema economico e politico che ha portato il mondo sull’orlo del disastro; e se ascoltiamo i nostri “leader”, da Obama a Monti alla Merkel, tutti continuano a parlare dell’importanza della crescita perpetua; nonostante gli stessi fondatori della macro economia, J.S Mills e J.M. Keynes abbiano riconosciuto la necessità e la desiderabilità di muoversi un giorno verso uno “stato di capitali e ricchezza stazionario”. La supposizione semplicistica che l’efficienza del capitalismo e della tecnologia ci aiuterà a stabilizzare il clima e a proteggerci contro la scarsità delle risorse è, purtroppo, un’illusione. Un’economia costruita sull’espansione perpetua, finanziata con l’indebitamento finalizzato ai consumi, è insostenibile ecologicamente, problematica socialmente e instabile economicamente.

Il mondo non si è mai retto su un modello di consumo usa-e-getta. La saggezza di intere civiltà, dagli antichi Egizi fino ai nostri nonni contadini, ha sempre sostenuto che le risorse naturali sono una benedizione non infinita. Il modello della crescita infinita del Pil causa produzione di massa, consumo di massa e rifiuti di massa e considera le risorse naturali come potenzialmente infinite.
L’economia della crescita infinita è basata sulla produzione e sul consumo di novità continue; il governo rafforza questo modello come guida della crescita. La dipendenza alle novità continue sta alla pari con la dipendenza alla produttività, ma la crescita non porterà ad un’utopia materialistica, ad un mondo pieno di beni senza fine. Continuando in questo modo invece i nostri figli erediteranno un clima ostile, l’esaurimento delle risorse naturali, la distruzione degli habitat, la decimazione delle specie, scarsità di cibo e acqua, migrazioni di massa e guerre. Bisogna trasformare questo modello, a partire dall’Italia, tramite una Grande Transizione, per andare verso un futuro sostenibile. L’intelligenza e l’operosità degli italiani non è venuta meno, aspetta solo un’occasione per manifestarsi.

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