GREEN NEW DEAL 2040 (parte 3)

Uno stato dell’economia costante ha come condizioni ecologiche scorte costanti di capitale fisico capace di essere mantenuto in modo rigenerativo dall’ecosistema.
Il nuovo modello economico dovrà perciò riconsiderare i concetti di produttività, reddittività’ e proprietà dei beni (pubblici, privati e dei lavoratori). Ci sarà bisogno di un continuo investimento in beni capitali, ma l’ecologia di questi investimenti sarà diversa.

Nascerà una nuova era di prudenza finanziaria e fiscale. Dovremo riformare le regolamentazioni dei mercati nazionali e internazionali dichiarando illegale le pratiche di destabilizzazione, come vendere titoli allo scoperto o di speculazione, come tenere dei titoli per soli poche ore, separando le banche commerciali dai fondi d’investimento, diminuendo il rapporto di indebitamento delle banche, riducendo la remunerazione dei dirigenti e dando più incentivi per il risparmio domestico. Alcuni sostengono che queste riforme farebbero scappare investitori nazionale ed internazionali, ma io sostengo che un modello economico con meno speculazioni, dove i prezzi dei titoli sono davvero basati sul benessere delle aziende e su un’economia vera e più stabile, dove gli investimenti sono più a lungo termine, e dove non è possibile guadagnare giocando al ribasso, può attrarre parecchi investitori stanchi di un’economia diventata ormai un casinò.

Dovremmo aumentare il controllo pubblico del flusso monetario per stabilizzare i mercati. 97% di tutti i soldi in circolazione sono creati da banche private come debiti a società e privati, questo è possibile perché le banche non devono tenere riserve uguali ai depositi degli investitori, ma possono creare soldi letteralmente dal nulla. Ristrutturando il sistema monetario per fare tornare il potere di creare il denaro in mano alla banca d’Italia, porterebbe di nuovo il controllo monetario in mano al governo.

Per minimizzare le speculazioni finanziarie, sarà necessario ridurre la mobilità eccessiva del capitale introducendo la Tobin Tax sul cambio di valute, utilizzando i ricavi per finanziare l’aiuto a nazioni povere.

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