ENERGIA nel 2013. Un Impianto vecchio. (parte 2)

Ecco alcune informazioni utili sulle emissioni
• La prima forme di emissioni globale è il co2 (43%)
• La seconda il metano (27%)
• La terza è la fuliggine (black carbon) (12%), che deriva dal bruciare carbone, legno, letame, per cucinare e riscaldare.
• Il 50% delle emissioni globali arriva dalla Cina, USA e Unione Europea.
• Se si aggiunge Russia, India, Giappone e Brasile siamo al 67%.
• I 39 stati sviluppati che hanno ratificato il protocollo di Kyoto nel 1997, hanno diminuito le loro emissioni del 15% dal 1990 ad oggi. Il resto del mondo, inclusi India, Cina e USA, sono aumentati di media del 77%.
• I più grossi inquinatori sono in ordine: la Cina, gli USA, L’Indonesia e il Brasile (questi ultimi due stati a causa della deforestazione, insieme sono responsabili del 60% della deforestazione mondiale).
• 25% del co2 emesso dall’uomo è causato dalla deforestazione e dall’agricoltura industriale. Un quarto di questi è causato dalla produzione di carne.
• L’8% dell’inquinamento globale è dovuto a prosciugamento di paludi e distruzioni di foreste tropicali nel sud-est asiatico.
• Una fabbrica cinese usa 350% più energia di una fabbrica giapponese per la stessa unità di produzione.
• 30-40% delle emissioni di co2 mondiali sono causate dal riscaldamento, dall’aria condizionata e da luci inefficienti per edifici.

Dobbiamo dare un valore all’ambiente: esiste un grave problema legato al fatto che i prezzi di mercato non riflettono i costi delle esternalità negative sull’ambiente.
Come con i sub-prime, abbiamo una bolla dell’industria del carbone, dove i prezzi della società petrolifere sono artificialmente alti a causa di sussidi e mancanza di regolazione, mancanza di tasse sul carbone, danno sociale e ambientale. La benzina negli Stati Uniti per esempio, nel 2011 costava meno di $1 al litro. Tale prezzo comprende il costo dell’estrazione, della raffinazione e della distribuzione del petrolio ma non i cambiamenti climatici che ne derivano, la perdita di risorse non rinnovabili, i larghi sussidi dei governi all’industrie del petrolio, le spese militari per assicurarsi l’accesso, i costi sanitari dell’inquinamento e delle malattie.

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