Un GREEN NEW DEAL per l’AGRICOLTURA (parte 2)

E’ assolutamente necessario rendere più sostenibile il settore agricolo. Servono pratiche agricole più rispettose per l’ambiente, come l’impiego limitato di pesticidi e fertilizzanti e una gamma più varia di sementi. Tradizionalmente i contadini rotavano la cultura per reintegrare il suolo di nitrogeno con legumi, quadrifogli e letame; adesso si usano fertilizzanti di ammonio sintetico, che aumentano temporaneamente la raccolta ma emettono ossidi nitrosi nell’atmosfera, causando eccessi di azoto nei fiumi, dove stimolano la crescita di alghe, che quando si decompongono esauriscono l’ossigeno nelle acque creando zone morte.

Promuoviamo ed investiamo su nuove pratiche agricole: Agricoltura biologica e a kilometri zero, permacultura, agricoltura bio-dinamica. L’aratura convenzionale rovina il suolo, facendone perdere il carbone, il movimento “no till farming” (agricoltura senza aratro) minimizza l’utilizzo di acqua, benzina e fertilizzanti. Bisognerà tornare a fare rotazioni di cultura ogni anno, reintegrando i nutrienti con concimi naturali, trifogli e erba medica, che rimette azoto nel terreno. Piantare culture di rivestimento (legumi, trifogli, erba medica, etc.) Piantare legumi come tamponi e siepi e lasciare i residui nei campi. Bisognerà ridurre la produzione di cereali ad alto uso di acqua e fertilizzanti, come il riso e grano bianco e il mais e promuovere campagne di sensibilizzazione per mangiare più integrale: legumi, oli vegetali, arachidi, noci, verdure e frutta, mentre pesce, pollo, uova, latte e formaggio dovrebbero essere consumati solo volta al giorno. Se bisogna mangiare carne rosse, meglio i le proteine dei non ruminanti con basse emissioni, come i maiali L’obiettivo dovrebbe essere diventare auto-sufficiente per la produzione di cibo localmente, eccetto prodotti di “lusso”, come il cioccolato, caffe’, te e banane.

Invece di buttare via il 50% del mangiare, mettiamo in contatto la grande distribuzione alimentare con le mense dei poveri. Le associazioni ricevono cibo gratis, i supermercati abbassano i costi di smaltimento e l’ente pubblico ha meno rifiuti da gestire.

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