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Le società multinazionale sono ormai diventate più grosse e forti dei governi. Dei 100 governi più grossi del mondo, 51 sono società multinazionali, non ci dovremmo sorprendere perciò se i governi ormai sono più interessati alla felicità delle multinazionali che alla felicità dei suoi cittadini.

L’erosione di risorse nei paesi di terzo mondo garantisce al complesso industriale un’infinita provvista di operai che lasciano le loro terre sfruttate e i loro eco-sistemi distrutti per andare a cercare lavoro in città, spesso finendo in ghetti.

Non siamo per natura troppo deboli o pigri per resistere al potere manipolativo delle pubblicità, ma siamo alla pietà del paragone sociale. Le istituzioni pubbliche sono utilizzate per la crescita del consumismo, l’economia dipende dal consumo per la propria sopravvivenza. Il desiderio irrequieto del “se’ vuoto” è perfettamente complementare all’irrequieta ricerca dell’innovazione; ma questo sistema motivato dall’ansia non ci da un vero progresso sociale. L’ansiosa ricerca delle novità rovina il nostro benessere ma il sistema economico continua a funzionare finche la liquidità è preservata e il consumo continua a crescere, collassa però quando qualunque di questi due fattori rallenta.

Bisogna dunque avere una nuova struttura economica.

Più che il capitalismo, più che il socialismo o il comunismo, l’”ismo” di maggior successo del Novecento è stato il consumismo. Siamo consumati dal consumismo. Dietro questo successo c’è un nome che pochi conoscono, Edward Bernays, pubblicista statunitense, uno degli uomini più influenti del 20° secolo. Negli anni 20 del Novecento le grandi imprese americane iniziarono a preoccuparsi perché le masse avrebbero potuto all’improvviso smettere di consumare, sature dei prodotti già acquistati; Bernays suggerì di trasformare i bisogni in desideri, creando il sistema delle pubbliche relazioni, attraverso cui ha trasformato il mondo della comunicazione di massa e della pubblicità. I prodotti diventarono così un’estensione del sé, un nuovo linguaggio che trasformò il cittadino in consumatore. Le grandi imprese smisero di preoccuparsi del fatto che i cittadini potessero smettere di consumare e Bernays pubblicò un libro dal titolo “Propaganda”, in cui descrisse il modo migliore per controllare le masse in una democrazia: fargli credere che solo possedendo il nuovo prodotto avrebbero raggiunto la felicità; senza però poterla mai raggiungere completamente, perché altrimenti avrebbero smesso di consumare.