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Archivi tag: democrazia partecipativa

Propongo che più percentuali delle tasse vadano ai comuni, che sono quelli che fanno più differenza per il cittadino. Ci devono essere incentivi che proteggono i più vulnerabili; la disuguaglianza di debito privato è più alta adesso di quando lo fosse negli anni 80. Dobbiamo invertire la tendenza dell’aumento dell’ineguaglianza dei redditi, revisionare le imposte sui redditi, i livelli minimi e massimi dei redditi, migliorare l’accesso all’istruzione, introdurre misure contro il crimine, e migliorare le condizioni di lavoro in zone depresse. Il reddito minimo dovrebbe essere almeno 1.000 euro lordi al mese, 50 euro lordi al giorno e 7 euro lordi all’ora, eliminando gli eccessi dei contratti a tempo indeterminato e le carenze di quello a tempo determinato, introducendo un contratto base, semplice e trasparente, per tutti. L’Italia ha la più bassa percentuale di occupazione femminile d’Europa, e anche il numero di donne presente nel mercato del lavoro è il più basso. Introduciamo campagne di sensibilizzazione per incentivare le donne ad entrare nel mercato del lavoro e legislazioni contro qualsiasi tipo di discriminazione.

Dovremo anche ripensare la struttura dei redditi; quella attuale ricompensa risultati materialistici e di concorrenza anche se sono dannosi socialmente, come ci ha dimostrato la crisi finanziaria. Ridurre il divario del reddito manderebbe un forte segnale di quali sono i nostri valori. Un bel esempio arriva dal Giappone, dove lo stipendio degli amministratori delegati non può essere più di 20 volte tanto lo stipendio del dipendente minimo. Ci vorrebbero invece più ricompense basate sulla meritocrazia per chi insegna, a partire dall’asilo fino all’università, di chi si prende cura degli anziani o disabili e chi lavora nel volontariato, spostando l’ago della bilancia da uno stato di concorrenza a uno stato di cooperazione, in una società’ più altruista. I giovani ci dicono che vogliono più istruzione a partire dalle scuole primarie in corsi di democrazia partecipativa, corsi legislativi, corsi per l’integrazione culturale e religiosa, energie rinnovabili, agricoltura biologica, sanità preventiva, e sostenibilità, investiamo in maestri e professori istruiti su questi temi.

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Il cambiamento politico non avverrà dall’interno di partiti politici che fanno parte del sistema, verrà da una nuova leadership portata dalla mobilizzazione popolare. Governare per la prosperità vuol dire che il cittadino partecipi attivamente nell’istituire il mandato e portare cambiamento. Il ruolo del governo è di dare la capacità ai cittadini di prosperare entro i limiti ecologici, spostando il focus dal materialismo individuale a vere opportunità per la gente di perseguire obbiettivi comuni per la famiglia e la comunità, aumentando il numero di elettori, soprattutto fra i giovani, riportandoli ad avere sogni per un’Italia migliore.

Il primo passo per una chiara visione e una politica coraggiosa è di disfare le forze che ci legano ad un diniego dannoso, esplorando gli ostacoli in Italia per adottare un’economia stabile, stazionaria e sostenibile. Ci sono decisioni che si possono lasciare risolvere dal mercato, altre che devono essere risolte dalla democrazia partecipativa. La politica economica deve essere focalizzata sulla qualità di vita e non sulla crescita materiale ai fini a se stessa.

La politica deve smettere di essere una carriera redditizia, con lavoro garantito, viaggi gratis, auto blu, pensioni da 10 mila euro a 50 anni, e tornare ad essere un opportunità di servire il proprio paese per un tempo determinato.

Non tutti i politici sono incapaci, ma anche a chi sa’ quali sono le riforme da fare, non interessa farle più di tanto, preferiscono fare i loro interessi. Il sistema elettorale e la frammentazione politica causano l’instabilità dei governi e l’ingovernabilità del Paese.

Dal’America alla Francia, Il culto della personalità dei nostri “leader” ha trasformato la politica in un reality show. Negli ultimi 20 anni, in Italia il culto della personalità di Berlusconi ha spostato il focus della discussione nei media da tematiche vere ad argomenti triviali. Dovremmo prendere esempio dal governo Svizzero, dove ogni anno cambia il presidente senza intoppi, non si sa mai come si chiama, ma il governo funziona sempre efficientemente. Il leader politico dovrebbe essere “nessuno”; il programma politico dovrebbe avere una visione a lungo termine, di almeno 20 anni, e dovrebbe così trascendere il nome dei suoi leader e le loro inclinazioni politiche.

La parola “politica” ha assunto connotazioni negative, ma la democrazia deve essere partecipativa. Il cambiamento deve partire dai cittadini tramite una lunga trasformazione sociale che parte dal basso. Il governo deve perciò promuovere uno spirito nuovo di cooperazione, sacrificio comune e prosperità comune.

Ma il governo italiano, come la maggior parte dei governi del mondo, promuove il materialismo individualista ed incoraggia la novità continua dei prodotti di consumo, con la presunzione che il consumo serve alla crescita economica, che protegge il lavoro e mantiene la stabilità. Il risultato è che lo Stato è convinto che la crescita può schiacciare tutti gli altri obiettivi politici. Uno Stato che difende solo le libertà di mercato alla ricerca del consumismo non ha niente a che fare con la vera visione del “contratto sociale” con il popolo. Il governo tecnico Monti, esperto nel settore della teoria economica e credibile alla finanza internazionale, fa’ parte del sistema che ha causato questa crisi. Monti è stato uno degl’idealizzatori dell’Euro, e non possiamo risolvere i problemi attuali con gli stessi paradigmi che l’hanno creato.