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Come finanziare il Green New Deal energetico?

1. Come nei paesi scandinavi, una Carbon Tax ad ampia scala
2. Attraverso gli eco-bonds offerti dal governo italiano ai cittadini italiani, che offrono interessi del 4%, tax free, e sono convertibili in azioni
3. Una Green Investment Bank (come ad esempio la KfW bank in Germania),per favorire attività verdi (rinnovamento degli stock degli edifici, produzione energia rinnovabile, ammodernamento ed estensione rete ferroviaria, infrastruttura di tecnologia dell’informazione e comunicazione, rete elettriche avanzate e sistemi di gestioni del traffico, ricerca e sviluppo.
4.Annullamento degli incentivi alla produzione elettrica inquinante (carbone e inceneritori), e loro impiego nelle rinnovabili

La transizione ad un’economia “low carbon” ha bisogno di investimenti. Creiamo un pacchetto che stimola investimenti verdi e l’occupazione nel breve periodo, che fornisce sicurezza energetica e innovazione tecnologica nel medio periodo e sostenibilità nel lungo periodo. Se le autorità pubbliche includessero forti considerazioni ambientali tra i loro criteri di scelta delle gare d’appalto ciò contribuirebbe enormemente a fornire un mercato di sbocco per le imprese di prodotti e servizi più verdi.

Gli indici ci dicono che per stabilizzare le emissioni a 450 ppm costerebbe 1-2% del pil e che un investimento del 1% del pil attuale preverrebbe un declino del 20% del pil nel futuro. Ma una situazione più drastica di 350 ppm a cui mira Il Green New Deal costerebbe il 5% de pil annuale per i primi 5 anni, pari in Italia ad investimenti 100 Miliardi di Euro all’anno. Il 5% della popolazione, pari a 1.5 milioni di persone, ne trarrebbe lavoro.

La crescita del pil non dovrà neanche essere contemplata finche le emissioni di co2 non diminuiscano del 80%. La crescita sarà rallentata o eliminata dalle imposizioni dei limiti ecologici; la produttività della manodopera e del capitale sarà più bassa e ci sarà un aumento in investimenti ecologici; spostando il reddito dal consumo al risparmio e incanalando questi risparmi ad investimenti meno “produttivi” convenzionalmente, ma più a lungo termine.

Si chiederà alle 23 milioni di famiglie italiane di investire in eco-bonds, obbligazioni emesse direttamente per investimenti verdi, che offrono un buon ritorno in un momento dove i ritorni sui risparmi convenzionali di una famiglia stanno scomparendo. Questi eco-bonds offriranno un veicolo per risparmiare più credibile; il popolo non vuole solo opzioni per vivere uno stile di vita più ecologico, ma anche nuove opzione per investire i propri risparmi. L’eco-bonds saranno particolarmente interessanti per i fondi di pensione, che cercano investimenti a lungo termine.

Il Green New Deal italiano dovrebbe dunque mirare a raccogliere dagli italiani fondi pari a 270 miliardi di nuove Lire (inizialmente pari a 270 miliardi di euro quando la nuova Lira verrà introdotta con una parità uno-a-uno) all’anno per 10 anni: 50 miliardi per ripagare i debiti pubblici detenuti dalle banche estere, offrendogli circa 40 centesimi per euro di debito (come ha fatto la Grecia nel Dicembre 2012), risparmiando così anche circa 37 miliardi di interessi sul bilancio all’anno, 120 miliardi per ripagare debiti pubblici domestici (rimborsati al 100%, magari sotto forma di eco-bonds appunto) e 100 miliardi all’anno per finanziare la Grande Transizione. Diminuendo le esenzione per il primo milione di euro sulla tassa di successione (che rimane al 4%) ed introducendo una tassa patrimoniale sulla fortuna dell’1% all’anno per i patrimoni superiori a 500.000 Euro, come in Svizzera, potremmo ricavare circa 70 miliardi all’anno di tasse in più. Gli altri 200 miliardi dovranno essere raccolti sotto forma di eco-bonds con interessi del 4%, esenti da tasse.

Questi eco-bonds potrebbero anche essere obbligazioni convertibili in azioni, dando così la possibilità agli italiani di diventare non solo creditori ma anche azionisti delle aziende che stanno costruendo il nostro futuro. Entro 10 anni il debito sarebbe completamente in mano agli italiani ed avremmo investito mille miliardi di nuove lire in un’economia sostenibile, eliminando la disoccupazione e creando l’infrastruttura del 21esimo secolo: energia rinnovabile, rete elettrica intelligente, internet e telecomunicazioni veloci e affidabili, trasporti pubblici efficienti, agricoltura biologica, riciclo delle acque e dei rifiuti, bioedilizia, restauro di centinaia di migliaia di edifici, spazi verdi, investimenti nel ecoturismo, cultura ed artigianato.

Nell’Italia che vedo, dovremo misurare la prosperità con metriche diverse. Promuoviamo il risparmio invece del consumo, la stabilità invece che la crescita. Investiamo i nostri risparmi in eco-bonds. Il debito pubblico diventa nazionale, la moneta anche: torniamo ad essere padroni del nostro destino. Lo Stato e le aziende italiane formano una partnership ed insieme investono nell’infrastruttura e nell’economia del 21esimo secolo, portando occupazione a milioni di persone, soprattutto giovani, che tornano a sognare. Un’economia sostenibile finanziata dai cittadini italiani, che diventano i veri artefici della Grande Transizione.