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Quali sono le azioni per migliorare l’adattamento al nuovo mondo?

Globalmente avremo bisogno di un centro di comando, probabilmente tramite l’ONU, con l’autorità di distribuire fondi e armonizzare la strategia globale, mettendo tariffe su importi e penali su Paesi che non rispettano il piano del Green New Deal.

Ogni cittadino globale dovrebbe ricever un minimo necessario di bisogni primari: cibo, acqua, energia. Ci sarà bisogno di un riassestamento per milioni di rifugiati climatici, una strategia per l’adattamento delle zone costiere a causa dell’aumento dei mari e fondi per mitigare le carestie di massa, specie nei Paesi più poveri a metà secolo.

Entro il quinto anno di un Green New Deal globale, occorrerà generare globalmente 2mila miliardi di Euro all’anno per compensazione, aggiustamenti strutturali ed adattamento dell’economia, con un sistema di razionamento per garantire un minimo necessario ad ogni cittadino globale, investimenti per trovare lavoro per coloro che l’hanno perso a causa della transizione. In Italia serviranno fondi per facilitare piccoli imprenditori tramite banche etiche e microcrediti e creare un fondo nazionale per la ricerca, gestito con criteri da venture capital. In un’economia costante gli stipendi medi non avrebbero bisogno di salire ogni anno per stare dietro all’inflazione e al continuo desiderio di nuovi prodotti di consumo, ma i divari di ricchezza sarebbero più equi, il benessere più alto, come il senso della comunità e lo scopo comune. Ci sarà un governo più globale che investire nel potenziale dell’azione dal basso, con più cooperazione fra le nazioni, molti miglioramenti nei trasporti, nel disegno urbano e nell’energia. Il governo dovrà puntare meno sulle “grandi opere” e più sulle tante piccole e medie opere delle quali il paese ha davvero bisogno.

Uno stato dell’economia costante ha come condizioni ecologiche scorte costanti di capitale fisico capace di essere mantenuto in modo rigenerativo dall’ecosistema.
Il nuovo modello economico dovrà perciò riconsiderare i concetti di produttività, reddittività’ e proprietà dei beni (pubblici, privati e dei lavoratori). Ci sarà bisogno di un continuo investimento in beni capitali, ma l’ecologia di questi investimenti sarà diversa.

Nascerà una nuova era di prudenza finanziaria e fiscale. Dovremo riformare le regolamentazioni dei mercati nazionali e internazionali dichiarando illegale le pratiche di destabilizzazione, come vendere titoli allo scoperto o di speculazione, come tenere dei titoli per soli poche ore, separando le banche commerciali dai fondi d’investimento, diminuendo il rapporto di indebitamento delle banche, riducendo la remunerazione dei dirigenti e dando più incentivi per il risparmio domestico. Alcuni sostengono che queste riforme farebbero scappare investitori nazionale ed internazionali, ma io sostengo che un modello economico con meno speculazioni, dove i prezzi dei titoli sono davvero basati sul benessere delle aziende e su un’economia vera e più stabile, dove gli investimenti sono più a lungo termine, e dove non è possibile guadagnare giocando al ribasso, può attrarre parecchi investitori stanchi di un’economia diventata ormai un casinò.

Dovremmo aumentare il controllo pubblico del flusso monetario per stabilizzare i mercati. 97% di tutti i soldi in circolazione sono creati da banche private come debiti a società e privati, questo è possibile perché le banche non devono tenere riserve uguali ai depositi degli investitori, ma possono creare soldi letteralmente dal nulla. Ristrutturando il sistema monetario per fare tornare il potere di creare il denaro in mano alla banca d’Italia, porterebbe di nuovo il controllo monetario in mano al governo.

Per minimizzare le speculazioni finanziarie, sarà necessario ridurre la mobilità eccessiva del capitale introducendo la Tobin Tax sul cambio di valute, utilizzando i ricavi per finanziare l’aiuto a nazioni povere.