archivio

Archivi tag: emissioni

Il 28% dell’energia mondiale è usata per trasporto di umani e merci. Due terzi dell’energia del trasporto viene utilizzata da macchine, i voli usano il 9% dell’energia del trasporto, i treni e bus ne usano solo il 3%. Il traffico delle merci aumenterà del 50% entro il 2020, le emissioni dai trasporti, continuando così aumenteranno del 50% entro il 2030.

Bisogna riprogettare il sistema di mobilità , sia di passeggeri che di merci.

Prima di tutto, incentivare una riduzione dei viaggi, attraverso nuove tecnologie di comunicazione e tramite produzioni locali. Bisogna poi investire e fare più utilizzo di mezzi pubblici. Il trasporto pubblico deve essere un servizio pubblico, non privato. Occorre ridisegnare le città per ridurre il traffico di macchine e diminuire i tragitti, promuovere il car sharing e bike sharing e una congestion charge in centro.
Occorreranno campagne di sensibilizzazione per diminuire i viaggi privati.
Gli incidenti automobilistici in Italia incidono per l’1,5% sul Pil.

Abbiamo bisogno di meno macchine e meno camion. Dovremo introdurre standards di economia più alti per macchine e camion, razionando l’acquisto dei combustibili e diminuendo la velocità di tutte le macchine a benzina, Ci sarà un acquisto pubblico di tutte le macchine inefficienti e un riciclo dei materiali.

Annunci

Entro metà secolo sarà necessario avere rielaborato i fondamentali della nostra economia in modo di consentire alla popolazione globale una vita dignitosa sulla base di un sistema energetico che non potrà più dipendere dai combustibili fossili. Dovremo avere risolto la questione del cambiamento climatico e anche costruito un sistema finanziario che faciliti uno sviluppo stabile. Entro il 2100 bisogna avere una completa decarbonizzazione.

Entro il 2020 L’Unione Europea vuole diminuire le emissioni del 20% rispetto ai livelli del 1990, aumentare l’efficienza energetica del 20%, produrre 20% dell’energia da fonti rinnovabili, promuovere ricerca su nuove tecnologie e metodi di produzione verdi, e aiutare i consumatori a fare scelte informate. Questi sono tutti passi nella direzione giusta, ma se l’obiettivo è di tenere i livelli di riscaldamento climatico sotto 1 grado centigrado in più rispetto ai livelli pre-industriali, ovvero 350ppm di co2 nell’atmosfera, misure più aggressive devono essere introdotte. Il Green New Deal per 1 grado centigrado sarebbe disruttivo per alcune parti dell’economia, ma sarebbe raggiungile a dei costi accettabili. Il problema è politico.

Ecco alcune informazioni utili sulle emissioni
• La prima forme di emissioni globale è il co2 (43%)
• La seconda il metano (27%)
• La terza è la fuliggine (black carbon) (12%), che deriva dal bruciare carbone, legno, letame, per cucinare e riscaldare.
• Il 50% delle emissioni globali arriva dalla Cina, USA e Unione Europea.
• Se si aggiunge Russia, India, Giappone e Brasile siamo al 67%.
• I 39 stati sviluppati che hanno ratificato il protocollo di Kyoto nel 1997, hanno diminuito le loro emissioni del 15% dal 1990 ad oggi. Il resto del mondo, inclusi India, Cina e USA, sono aumentati di media del 77%.
• I più grossi inquinatori sono in ordine: la Cina, gli USA, L’Indonesia e il Brasile (questi ultimi due stati a causa della deforestazione, insieme sono responsabili del 60% della deforestazione mondiale).
• 25% del co2 emesso dall’uomo è causato dalla deforestazione e dall’agricoltura industriale. Un quarto di questi è causato dalla produzione di carne.
• L’8% dell’inquinamento globale è dovuto a prosciugamento di paludi e distruzioni di foreste tropicali nel sud-est asiatico.
• Una fabbrica cinese usa 350% più energia di una fabbrica giapponese per la stessa unità di produzione.
• 30-40% delle emissioni di co2 mondiali sono causate dal riscaldamento, dall’aria condizionata e da luci inefficienti per edifici.

Dobbiamo dare un valore all’ambiente: esiste un grave problema legato al fatto che i prezzi di mercato non riflettono i costi delle esternalità negative sull’ambiente.
Come con i sub-prime, abbiamo una bolla dell’industria del carbone, dove i prezzi della società petrolifere sono artificialmente alti a causa di sussidi e mancanza di regolazione, mancanza di tasse sul carbone, danno sociale e ambientale. La benzina negli Stati Uniti per esempio, nel 2011 costava meno di $1 al litro. Tale prezzo comprende il costo dell’estrazione, della raffinazione e della distribuzione del petrolio ma non i cambiamenti climatici che ne derivano, la perdita di risorse non rinnovabili, i larghi sussidi dei governi all’industrie del petrolio, le spese militari per assicurarsi l’accesso, i costi sanitari dell’inquinamento e delle malattie.

Nel 1990 l’energia derivava per l’87% da fonti non rinnovabili. Dal 1990 ad oggi la richiesta globale energetica è aumentata del 40%, ma l’87% deriva sempre da fonti non rinnovabili, non abbiamo fatto nessun passo avanti in oltre 20 anni. Lo scenario attuale suggerisce che per il 2050, l’utilizzo delle energie aumenti del 25% rispetto a livelli attuali e con una popolazione di 9 miliardi di persone, useremo 2.5 volte le risorse rigenerate dal pianeta ogni anno: uguale: Game Over.

Nel 2050, in un mondo di 9 miliardi di persone, con tutti che vogliono vivere vite occidentali, l’intensità delle emissioni dovrà essere 130 volte più bassa per ogni dollaro di investimento rispetto a ora. Per vivere sostenibilmente, o il cittadino medio dei paesi sviluppati usa il 6% dell’energia attuale (come in Kenya) o ci sarà bisogno di essere alimentati al 100% da varie sorse di energia rinnovabili, integrate in una rete intelligente. Non possiamo abbandonare gli idrocarburi subito, ma organizzare un’uscita entro il 2050. Entro il 2050 lo farà la natura per noi.

I 5 settori chiave dei consumi e delle emissioni sono:
• il 28% dell’utilizzo di energia globale è per il trasporto, che produce il 13% delle emissioni
• il 21% dell’utilizzo di energia globale è per il residenziale, che produce il 26% delle emissioni
• il 18% dell’utilizzo di energia globale è per l’agricoltura, che insieme alla deforestazione producono il 31% delle emissioni
• il 18% dell’utilizzo di energia globale è per il settore commerciale e i rifiuti, che insieme producono l’11% delle emissioni
• il 14% dell’utilizzo di energia globale è per l’industria (estrazioni e costruzioni), che producono il 19% delle emissioni

Case, trasporti, industria, rifiuti e agricoltura. Questi sono i settori chiave su cui dobbiamo concentrarci.

Le tre fasi della Grande Transizione per l’Ambiente dureranno un secolo e sono:

1. Un Green New Deal per il clima, a partire non oltre il 2020, a livello globale per ridurre emissioni del 50% in 5 anni.
2. Raggiungere la neutralità climatica per i seguenti 15 anni, arrivando a zero emissioni entro il 2040, eliminando il rimanente 50% di emissioni, grazie alle opportunità tecnologiche e ai cambiamenti di cultura e comportamento.
3. Recupero climatico, che durerà 80 anni, per ritornare ad un controllo climatico globale stabile e un’economia globale sostenibile. Ci sarà bisogno di un lungo periodo di emissioni negative per riportare l’aumento di temperature sotto 1 grado centigrado dai livelli pre-industriali. Bisognerà probabilmente ri-gelare l’artico (che deve diventare un parco naturale per il pianeta il più presto possibile) e rimuovere il co2 dall’atmosfera con geo-ingegneria, catturando emissioni di bio-massa e carbone. Il fotovoltaico, eolico, geo-termico e solare termico dovranno avere rimpiazzato i combustibili per energia e riscaldamento.

In questo modo le emissioni di co2 torneranno sotto i 350 ppm (parti per milione) a fine secolo dopo avere raggiunto 440 ppm a metà secolo. I mari continueranno a salire di mezzo metro entro il 2100 e di 1.25 metri entro il 2300. Le temperature saliranno sopra il grado centigrado ma torneranno ad abbassarsi entro fine secolo.
Le emissioni globali di co2 dovranno diminuire da 55 miliardi di tonnellate di co2 attuali a 28 miliardi in 5 anni e arrivare a zero tonnellate entro 20 anni. Per i rimanenti 60 anni del secolo dobbiamo assorbire dall’atmosfera 6 giga tonnellate di co2/anno.

Per raggiungere l’obiettivo di 450 ppm di co2 nell’atmosfera bisogna diminuire le emissioni globali del 85% rispetto al 1990 entro il 2050. Ma molti scienziati credono che 450 ppm di co2 nell’atmosfera ed un aumento di 2 gradi centigradi sia comunque già troppo pericoloso. Un aumento di 2gradi centigradi causerebbe comunque una vasta distruzione ambientale, sociale ed economica, e porterebbe il rischio di un aumento incontrollabile del riscaldamento che potrebbe causare la caduta della civiltà. E’ un obiettivo inadeguato. Alcuni, come ad esempio Paul Gilding, ex amministratore delegato di Greenpeace, suggeriscono che l’obiettivo dovrebbe essere portare i livelli del riscaldamento climatico ad un massimo di 1 grado centigrado in più rispetto ai livelli pre-industriali, non 2 gradi, ovvero 350ppm di co2 invece di 450 ppm nell’atmosfera. Abbiamo già superato i 350 ppm nel 1986, entro il 2014 supereremo la soglia dei 400 ppm. Per raggiungere questi obiettivi, con una popolazione di 9 miliardi di persone nel 2050, servirebbe un taglio drastico di emissioni del 10% all’anno a partire dal 2020. Dobbiamo diminuire emissioni di co2 di 10% all’anno per 5 anni di fila. Se smettiamo di pompare co2 oggi, la metà sarebbe riassorbiti da oceani e piante in 30 anni, ma l’altra metà ci metterebbe fino a mille anni. Le temperature oggi sono di mezzo grado centigrado più alte rispetto alla media mondiale di 13.9 gradi centigradi e anche diminuendo le emissioni di co2 di 10% all’anno per 5 anni di fila, saliranno sopra 1 grado centigrado entro il 2050, diminuendo ai livelli pre-industriale nel 2100.
A causa di questo lungo intervallo fra la riduzione di emissioni e l’impatto sulle temperature, queste riduzioni dovranno essere supplementare con azioni che riducono l’avvento delle temperature e con misure per ridurre l’impatto delle migrazioni di massa.

Come funzionerà l’economia quando sarà soggetta a rigidi limiti sulle emissioni e sull’utilizzo delle risorse, con una maggiore attenzione all’equità del lavoro e alla felicità delle persone? Quali cambiamenti avverrebbero nei consumi, negli investimenti, nel lavoro e nella produttività delle aziende? L’unica soluzione efficace alla crisi climatica è un massiccio cambiamento nel comportamento della società e nel modo di pensare della gente. Bisogna rafforzare il legame virtuoso fra le soluzioni per la crisi ambientale e quelle per la crisi economica, sociale e politica. Per prima cosa, bisogna dare un valore concreto al capitale naturale e ai servizi dell’ecosistema terrestre. La nostra capacità di continuare a prosperare all’interno dei limiti ecologici diventa il principio guida per progettare un nuovo sistema. In particolare dobbiamo identificare le opportunità di cambiamento nella società: un cambio di valori, dello stile di vita, delle strutture sociali, che ci liberi dalla dannosa logica distruttiva del consumismo. Solo con questi cambiamenti possiamo abbandonare il paradigma dalla crescita e trovare il potenziale per prosperare all’interno dei limiti ecologici e sociali; ci serve una nuova visione della prosperità, maggiore unione sociale, alti livelli di benessere, riducendo nello stesso tempo l’impatto fisico sull’ambiente.