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O l’ Unione Europa sviluppa un governo centrale più forte con gli stessi poteri di e le stesse responsabilità del Treasury negli Stati Uniti, ridistribuendo automaticamente ogni mese le tasse dai paesi più ricchi a quelli più poveri, o per l’Italia è meglio lasciare l’euro prima che crei danni irreversibili. Per essere più precisi, teniamo l’euro e introduciamo una nuova Lira, inizialmente con un cambio uno ad uno con l’euro. Con la nuova Lira gli stipendi saranno di nuovo in Lire, i mutui in Lire, i debiti in Lire, tutti i contratti, debiti, azioni, pensioni, etc. passano alla nuova valuta; tuttavia, lo Stato dovrebbe garantire che il valore dei risparmi e dei conti in banca rimanga ancorato all’euro, in modo da evitare la fuga di capitali. La cifra che deve essere garantita dallo Stato (magari sotto forma di obbligazioni statali) è la differenza tra il valore dei risparmi in euro prima della reintroduzione della Lira e il valore dei depositi dopo la svalutazione della nuova Lira sull’euro (che probabilmente sarà intorno al 20%). Protetti i risparmi, la svalutazione della Lira ci permetterà di essere competitivi di nuovo, incentiverà l’acquisto di prodotti nazionali e minimizzerà le importazioni.

Usciremo dall’euro, ma senza uscire dall’Unione Europea: le frontiere aperte restano aperte. Certo, dovremmo importare energia, e i prodotti che aumenteranno di prezzo più di tutti saranno il petrolio (un buon motivo per investire sulle energie rinnovabili e mezzi di trasporto pubblici) e i beni di consumo elettronici che non produciamo; ma con la nuova Lira i nostri prodotti saranno più economici e diventeremo più competitivi sull’esportazioni. Aumenterà il turismo, venderemo più FIAT ed importeremo meno macchine tedesche e giapponesi; gli stabilimenti ricominceranno a produrre, ripartirebbe il mercato interno e l’occupazione. I debiti con le banche estere dovranno subire un taglio pari alla svalutazione della nuova Lira. Le banche estere non saranno contente, ma se ne faranno una ragione: hanno speculato quando l’Italia era sull’orlo del baratro, ed è ragionevole che subiscano una perdita associata al rischio che si erano presi. Ma agli italiani, che operano nel mercato nazionale, che si rinforzerà, non importerà un gran che della svalutazione della nuova Lira con l’estero.

L’Italia attualmente è pressappoco in pareggio di pagamenti tra importazioni e esportazioni; dopo questa iniziale svalutazione del 20% della nuova Lira, grazie alla moneta più debole potremmo passare ad un attivo della bilancia commerciale (come in Germania, Cina e Giappone) e l’economia si riprenderà rapidamente.

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Il problema dell’euro risale alla sua concezione; la moneta unica è stata creata con un approccio dall’alto verso il basso, senza però pensare all’effetto che avrebbe avuto sul cittadino medio europeo. E’ una moneta paralizzata, perché manca un Ministero del Tesoro Centrale che ridistribuisce le tasse dagli Stati più ricchi a quelli più poveri, ogni mese, automaticamente, come avviene in America, senza dovere aspettare approvazioni burocratiche da nessuno. Lo stato di New York per esempio, non impone ogni mese allo stato del Mississippi misure d’austerità prima di fargli credito, come fa invece la Germania con la Grecia. Gli stati ricchi pagano le loro tasse al Tesoro ogni mese automaticamente, punto e basta; e il Tesoro decide come ridistribuire questi fondi. Finché l’Unione Europea non farà la stessa cosa, non avremmo mai davvero un sistema economico europeo unico.
Inoltre la Banca Centrale Europea non può ancora emettere eurobond per sostenere i Paesi in crisi, come può invece fare la Fed in America. L’Euro perciò ha finora privilegiato solo paesi con forti esportazioni e con monete forti, come la Germania. Nel 2002, il marco tedesco era più forte dell’euro, cosicché con il cambio di valuta i prodotti tedeschi sono diventati più economici e la Germania più competitiva, mentre i Paesi con monete più deboli, come la Grecia, l’Italia e la Spagna, hanno sofferto per un valore dell’Euro tenuto artificialmente alto, e non potendo svalutare la propria moneta, si sono trovati con le proprie esportazioni molto più costose e meno competitive, il che ha fatto aumentare la disoccupazione. Sicuramente la politica, la corruzione e la burocrazia in Italia come in Grecia e in Spagna, hanno delle grandi responsabilità nella crisi che stiamo vivendo, ma con le nostre monete più deboli potevamo gestirci il nostro futuro, adesso è imposto da economisti che preferiscono l’austerità e la sofferenza del popolo, invece che l’austerità e la sofferenza delle banche, o una svalutazione della moneta, o l’uscita dall’euro di alcuni Stati. Quanto può un popolo andare avanti a soffrire finche non si rivolta?