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Uno dei programmi più importanti sarà l’istituzione di un ente sociale che accumuli fondi durante i periodi di benessere e faccia da “rete di protezione” per tutti i cittadini, anche ai dipendenti di piccole e medie imprese, garantendogli uno aiuto sociale minimo, come già succede nei paesi scandinavi tramite il programma “welfare to work”. Uno aiuto sociale di 1000 euro al mese ad esempio, per un massimo di 12 mesi, impiegando i disoccupati in opere sociali nella loro comunità, oppure offrendogli corsi di formazioni per le competenze necessarie durante la Grande Transizione. La stessa ente sociale aiuta a dar lavoro ai cittadini nei periodi di recessione con progetti sociali, come rinnovare edifici pubblici, contatori intelligenti, partendo da uno stipendio minimo di 1000 euro lordi al mese.

Ci sono infatti discrepanze tra le professioni già presenti nel mercato del lavoro e quelle necessarie a popolare nuovi settori. Attente politiche di formazione devono essere quindi implementate per facilitare la diffusione delle competenze richieste. Alcuni settori dovranno ridurre la loro occupazione, quelli più inquinanti e ad alto consumo, e i governi dovranno assicurare un’adeguata protezione sociale al beneficio delle classi lavoratrici a rischio e favorirne la riconversione, riconvertendo la produzione e i consumi per creare occupazione pulita. Il piano di interventi è sostanzioso e include investimenti in risparmio energetico e fonti di energia rinnovabile, la creazione di una moderna rete di distribuzione dell’energia elettrica, una larga espansione della rete ferroviaria, la promozione dei veicoli di trasporto non inquinanti, e attività di protezione degli ecosistemi naturali. Si realizzerà un processo di trasformazione dell’intero sistema di produzione e consumo in chiave ecosostenibile.

Il Green New Deal avrà forti ricadute positivi in termine di occupazione, in settori agricoli, operai e di servizi, impegnati in attività che contribuiscono a preservare o migliorare la qualità dell’ambiente e la sostenibilità del sistema economico. Una riconversione del sistema necessita di ingegneri, ricercatori, chimici, biologhi, elettricisti, idraulici, muratori, artigiani, vetrai, falegnami, fabbri, contadini, macchinisti ed operai per costruire edifici ad alta efficienza, assemblare panelli solari, per la ricerca di nuovi materiali isolanti, guida di mezzi di trasporto su rotaia, e tanti altri lavori.

L’ economia del consumo, basata su un intensivo uso delle risorse, ha una folle ossessione alla crescita. Quando l’economia attuale non cresce, crea pressione sull’occupazione.

Nel 2012, in Italia ci sono 2.5 milioni di disoccupati, di cui il 90% giovani, per i quali il tasso di disoccupazione oggi si avvicina al 36%. Solo il 15% della forza lavoro è in possesso di una laurea universitaria e ci sono solo 3 ricercatori ogni 1.000 occupati, con un conseguente indice di capacità d’innovazione tra i più bassi in Europa .
Nel mondo, ma soprattutto in Italia, ci sono preoccupanti rapporti di pensionati rispetto ai lavoratori. Negli anni 60 per ogni pensionato c’erano 5 lavoratori, oggi in Italia ci sono 36 milioni di lavoratori, (esclusi i 2.5 milioni di disoccupati) e 16 milioni di pensionati, un rapporto di 2.25 a 1.

Ci sono gravi problemi di strutturazione del mercato del lavoro, con troppi incentivi per pochi gruppi e troppa poca stabilità per altri, soprattutto i giovani. Servono riforme sia nel lavoro, che nelle pensioni, ma stando attenti a non liberalizzarlo troppo velocemente, perché con la crisi, rischieremo di perdere molti posti di lavoro.