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Il Green New Deal italiano dovrebbe dunque mirare a raccogliere dagli italiani fondi pari a 270 miliardi di nuove Lire (inizialmente pari a 270 miliardi di euro quando la nuova Lira verrà introdotta con una parità uno-a-uno) all’anno per 10 anni: 50 miliardi per ripagare i debiti pubblici detenuti dalle banche estere, offrendogli circa 40 centesimi per euro di debito (come ha fatto la Grecia nel Dicembre 2012), risparmiando così anche circa 37 miliardi di interessi sul bilancio all’anno, 120 miliardi per ripagare debiti pubblici domestici (rimborsati al 100%, magari sotto forma di eco-bonds appunto) e 100 miliardi all’anno per finanziare la Grande Transizione. Diminuendo le esenzione per il primo milione di euro sulla tassa di successione (che rimane al 4%) ed introducendo una tassa patrimoniale sulla fortuna dell’1% all’anno per i patrimoni superiori a 500.000 Euro, come in Svizzera, potremmo ricavare circa 70 miliardi all’anno di tasse in più. Gli altri 200 miliardi dovranno essere raccolti sotto forma di eco-bonds con interessi del 4%, esenti da tasse.

Questi eco-bonds potrebbero anche essere obbligazioni convertibili in azioni, dando così la possibilità agli italiani di diventare non solo creditori ma anche azionisti delle aziende che stanno costruendo il nostro futuro. Entro 10 anni il debito sarebbe completamente in mano agli italiani ed avremmo investito mille miliardi di nuove lire in un’economia sostenibile, eliminando la disoccupazione e creando l’infrastruttura del 21esimo secolo: energia rinnovabile, rete elettrica intelligente, internet e telecomunicazioni veloci e affidabili, trasporti pubblici efficienti, agricoltura biologica, riciclo delle acque e dei rifiuti, bioedilizia, restauro di centinaia di migliaia di edifici, spazi verdi, investimenti nel ecoturismo, cultura ed artigianato.