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In Italia, non abbiamo bisogno di due camere con mille parlamentari che fanno le stesse cose, ne basta una sola con la metà dei parlamentari, uno per ogni 100.000 abitanti. Non abbiamo bisogno di lobbisti che non sono votati dagli elettori, eliminiamoli. I parlamentari devono essere più qualificati (la legge deve specificare requisiti minimi di competenza e onestà perché per governare il Paese bisogna essere preparati) e più legati al territorio: oggi nessuno sa chi è il “suo” parlamentare e quindi nessuno controlla cosa fa e come vota. La politica non deve essere una carriera, deve essere un servizio che si dedica per un po’ di tempo, al massimo 10 anni, al proprio Paese. Ci devono essere dei limiti di permanenza in tutte le cariche statali, inclusi i dirigenti delle aziende pubbliche, e lo stipendio medio di un parlamentare non dovrebbe superare quello di un italiano medio, circa 28.000 euro all’anno. Anche le pensioni, i privilegi e le risorse spese per i parlamentari devono essere pari a quella di un italiano medio.

Sindaci ed assessori comunali dovrebbero essere lavori a tempo pieno, anche loro retribuiti con uno stipendio medio pari a quello medio di un cittadino italiano, quando un sindaco di un paese di 10-15 mila abitanti ha uno o due altri lavori, non sta dedicando abbastanza tempo al suo dovere civico.

La politica deve essere accessibile a tutti e non solo a chi ha maggiori disponibilità finanziarie; serve una drastica riduzione dei contributi pubblici ai partiti e ai gruppi parlamentari e l’eliminazione dei rimborsi elettorali. Introduciamo anche una disciplina di trasparenza dei bilanci dei partiti e la tracciabilità dei finanziamenti privati e una soglia massima di questi contributi.

Non abbiamo bisogno di 110 province. Eliminiamole. 20 regioni, più autonome e federali, bastano.

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Come le ultime elezioni di Febbraio 2013 hanno pienamente dimostrato, occorre una riforma elettorale, per prima cosa i partiti devono diventare un ente giuridica come lo sono in altri Paesi europei. Propongo anche un cambiamento della forma di governo, da una repubblica parlamentare con troppo potere al parlamento a una repubblica semi presidenziale dove il popolo elegge sia il parlamento che il presidente, con però una svolta: per evitare dozzine di “micro-partiti” in parlamento, propongo che al primo turno si voti solo per il parlamento, con una soglia di esclusione minima di voti per fare parte del parlamento, e con un’elezione proporzionale, che permette di fotografare le divisioni politiche effettive del Paese. I primi 3 partiti faranno poi parte del secondo turno, quello del presidente della repubblica, tramite un’elezione uninominale a voto alternativo con maggioranza assoluta, dove gli elettori danno la loro prima e seconda scelta, chi ha il maggior numero di voti diventa presidente che elegge il governo. Non devono essere possibili poli o coalizioni ne per il primo ne per il secondo turno; questo sistema dovrebbe eliminare i voti di sfiducia e rendere il governo e il parlamento più stabile e governabile, mantenendo netta la divisione tra potere esecutivo, legislativo e giudiziario.

Per portare questo cambiamento abbiamo bisogno di una riforma costituzionale, tramite una maggioranza assoluta (due terzi del Parlamento) o attraverso il voto popolare tramite referendum. I referendum devono perciò diventare confermativi, non solo abrogativi, come sono oggi.

I cittadini devono avere il diritto a dire la loro se su una proposta di legge vi è un interesse diffuso rilevante. Oggi le leggi di iniziativa popolare (pure previste) non vengono discusse dal parlamento che può ignorarle. Seppure con requisiti stringenti di materia e sul numero di forme da raccogliere, le legge di iniziativa popolare debbono avere una forza particolare, e se non sono palesemente incostituzionali debbono essere oggetto di democrazia diretta, cioè di un referendum annuale confermativo, e se adottate con maggioranza qualificata dei cittadini, devono valere come le leggi approvate dal parlamento.

Inoltre cittadini devono avere il diritto di sapere, se votano un partito, che programma di governo adotterà e di scegliere parlamentari non imposti dal partito. Occorre un divieto di essere parlamentare per più di due legislature, senza eccezioni, e le primarie di partito devono essere regolate da legge per la scelta dei candidati.

Il cambiamento politico non avverrà dall’interno di partiti politici che fanno parte del sistema, verrà da una nuova leadership portata dalla mobilizzazione popolare. Governare per la prosperità vuol dire che il cittadino partecipi attivamente nell’istituire il mandato e portare cambiamento. Il ruolo del governo è di dare la capacità ai cittadini di prosperare entro i limiti ecologici, spostando il focus dal materialismo individuale a vere opportunità per la gente di perseguire obbiettivi comuni per la famiglia e la comunità, aumentando il numero di elettori, soprattutto fra i giovani, riportandoli ad avere sogni per un’Italia migliore.

Il primo passo per una chiara visione e una politica coraggiosa è di disfare le forze che ci legano ad un diniego dannoso, esplorando gli ostacoli in Italia per adottare un’economia stabile, stazionaria e sostenibile. Ci sono decisioni che si possono lasciare risolvere dal mercato, altre che devono essere risolte dalla democrazia partecipativa. La politica economica deve essere focalizzata sulla qualità di vita e non sulla crescita materiale ai fini a se stessa.

La politica deve smettere di essere una carriera redditizia, con lavoro garantito, viaggi gratis, auto blu, pensioni da 10 mila euro a 50 anni, e tornare ad essere un opportunità di servire il proprio paese per un tempo determinato.