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Il problema dell’euro risale alla sua concezione; la moneta unica è stata creata con un approccio dall’alto verso il basso, senza però pensare all’effetto che avrebbe avuto sul cittadino medio europeo. E’ una moneta paralizzata, perché manca un Ministero del Tesoro Centrale che ridistribuisce le tasse dagli Stati più ricchi a quelli più poveri, ogni mese, automaticamente, come avviene in America, senza dovere aspettare approvazioni burocratiche da nessuno. Lo stato di New York per esempio, non impone ogni mese allo stato del Mississippi misure d’austerità prima di fargli credito, come fa invece la Germania con la Grecia. Gli stati ricchi pagano le loro tasse al Tesoro ogni mese automaticamente, punto e basta; e il Tesoro decide come ridistribuire questi fondi. Finché l’Unione Europea non farà la stessa cosa, non avremmo mai davvero un sistema economico europeo unico.
Inoltre la Banca Centrale Europea non può ancora emettere eurobond per sostenere i Paesi in crisi, come può invece fare la Fed in America. L’Euro perciò ha finora privilegiato solo paesi con forti esportazioni e con monete forti, come la Germania. Nel 2002, il marco tedesco era più forte dell’euro, cosicché con il cambio di valuta i prodotti tedeschi sono diventati più economici e la Germania più competitiva, mentre i Paesi con monete più deboli, come la Grecia, l’Italia e la Spagna, hanno sofferto per un valore dell’Euro tenuto artificialmente alto, e non potendo svalutare la propria moneta, si sono trovati con le proprie esportazioni molto più costose e meno competitive, il che ha fatto aumentare la disoccupazione. Sicuramente la politica, la corruzione e la burocrazia in Italia come in Grecia e in Spagna, hanno delle grandi responsabilità nella crisi che stiamo vivendo, ma con le nostre monete più deboli potevamo gestirci il nostro futuro, adesso è imposto da economisti che preferiscono l’austerità e la sofferenza del popolo, invece che l’austerità e la sofferenza delle banche, o una svalutazione della moneta, o l’uscita dall’euro di alcuni Stati. Quanto può un popolo andare avanti a soffrire finche non si rivolta?