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Il cambiamento climatico e la scarsità delle risorse sono le due questioni globali più essenziali della nostra economia “usa e getta”; mentre le economie emergenti costruiscono la loro infrastruttura, la crescita della richiesta per materie prime è uno dei fattori che mette più pressione al prezzo delle risorse. La produzione di cemento globale è più che raddoppiata dal 1990, 70% più velocemente che la crescita globale del pil. Consumiamo ormai 1.5 volte le risorse che il pianeta può rigenerare ogni anno, due volte tanto le risorse che consumavamo 50 anni fa. Negl’ultimi 30 anni abbiamo consumato un terzo delle risorse del pianeta. Andando avanti così, fra 20 anni useremo due volte le risorse attuali ogni anno. L’80% delle foreste sulla terra sono già scomparse, e il 40% dell’acqua dolce non è più potabile. Se tutti consumassero al livello degli americani, servirebbero quattro pianeti, al livello di un italiano, ne servirebbero due. Ma ce n’abbiamo solo uno.

Per la Terra il 28 agosto 2012 è stata una ricorrenza tristemente significativa: era l’Earth Overshoot Day, la giornata in cui ufficialmente si esauriscono le risorse rinnovabili che il pianeta è in grado di generare in un anno. In meno di otto mesi abbiamo fatto fuori la scorta di dodici e per il resto dell’anno dovremo vivere a sbafo. Consumando beni naturali che il nostro pianeta non è in grado di rigenerare, tagliando foreste che servono a riossigenare l’aria che respiriamo, pescando pesci che nei nostri mari già scarseggiano, prelevando acqua da fonti che non si ricaricano. Per mettere il tutto in contesto, nell’anno 2000 l’Earth Overshoot Day fu’ raggiunto il 1mo Novembre, nel 1987 il 19 Dicembre. Nel 2050, se continuiamo così, sarà raggiunto dopo soli 6 mesi, a inizio Luglio.

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La crescita del consumo senza precedenti avvenuta tra il 1990 e il 2007 è stata alimentata da una massiccia espansione del credito. L’ossessione verso la crescita è il singolo fattore dominante di un sistema economico e politico che ha portato il mondo sull’orlo del disastro; e se ascoltiamo i nostri “leader”, da Obama a Monti alla Merkel, tutti continuano a parlare dell’importanza della crescita perpetua; nonostante gli stessi fondatori della macro economia, J.S Mills e J.M. Keynes abbiano riconosciuto la necessità e la desiderabilità di muoversi un giorno verso uno “stato di capitali e ricchezza stazionario”. La supposizione semplicistica che l’efficienza del capitalismo e della tecnologia ci aiuterà a stabilizzare il clima e a proteggerci contro la scarsità delle risorse è, purtroppo, un’illusione. Un’economia costruita sull’espansione perpetua, finanziata con l’indebitamento finalizzato ai consumi, è insostenibile ecologicamente, problematica socialmente e instabile economicamente.

Il mondo non si è mai retto su un modello di consumo usa-e-getta. La saggezza di intere civiltà, dagli antichi Egizi fino ai nostri nonni contadini, ha sempre sostenuto che le risorse naturali sono una benedizione non infinita. Il modello della crescita infinita del Pil causa produzione di massa, consumo di massa e rifiuti di massa e considera le risorse naturali come potenzialmente infinite.
L’economia della crescita infinita è basata sulla produzione e sul consumo di novità continue; il governo rafforza questo modello come guida della crescita. La dipendenza alle novità continue sta alla pari con la dipendenza alla produttività, ma la crescita non porterà ad un’utopia materialistica, ad un mondo pieno di beni senza fine. Continuando in questo modo invece i nostri figli erediteranno un clima ostile, l’esaurimento delle risorse naturali, la distruzione degli habitat, la decimazione delle specie, scarsità di cibo e acqua, migrazioni di massa e guerre. Bisogna trasformare questo modello, a partire dall’Italia, tramite una Grande Transizione, per andare verso un futuro sostenibile. L’intelligenza e l’operosità degli italiani non è venuta meno, aspetta solo un’occasione per manifestarsi.