LAVORO in ITALIA nel 2013

L’ economia del consumo, basata su un intensivo uso delle risorse, ha una folle ossessione alla crescita. Quando l’economia attuale non cresce, crea pressione sull’occupazione.

Nel 2012, in Italia ci sono 2.5 milioni di disoccupati, di cui il 90% giovani, per i quali il tasso di disoccupazione oggi si avvicina al 36%. Solo il 15% della forza lavoro è in possesso di una laurea universitaria e ci sono solo 3 ricercatori ogni 1.000 occupati, con un conseguente indice di capacità d’innovazione tra i più bassi in Europa .
Nel mondo, ma soprattutto in Italia, ci sono preoccupanti rapporti di pensionati rispetto ai lavoratori. Negli anni 60 per ogni pensionato c’erano 5 lavoratori, oggi in Italia ci sono 36 milioni di lavoratori, (esclusi i 2.5 milioni di disoccupati) e 16 milioni di pensionati, un rapporto di 2.25 a 1.

Ci sono gravi problemi di strutturazione del mercato del lavoro, con troppi incentivi per pochi gruppi e troppa poca stabilità per altri, soprattutto i giovani. Servono riforme sia nel lavoro, che nelle pensioni, ma stando attenti a non liberalizzarlo troppo velocemente, perché con la crisi, rischieremo di perdere molti posti di lavoro.

La burocrazia del lavoro in Italia fa’ si che sia i lavoratori sia chi assume è incentivato a lavorare in nero, che ormai rappresenta il 20% dell’economia italiana. Un libero professionista con partita iva per esempio, non può negoziare il prezzo del suo servizio perché causerebbe il sospetto del fisco, e pur di prendere il lavoro, il lavoratore preferisce lavorare in nero, prendere meno all’ora e non pagare le tasse. Ad un’azienda, non potendo negoziare di molto il prezzo, questo libero professionista non costa solo il 21% dell’iva in più, ma fino al 50% in più di quello che gli costerebbe in nero. Gli stimoli per non rispettare la legge sono troppo forti.

Per esempio, un idraulico libero professionista può lavorare per 27-30 euro all’ora più iva; ovvero circa 6,000 euro al mese lordi, se lavorasse tutti i giorni lavorativi. Di questi 6,000 euro, 21% sono iva. Dei rimanenti 5000, un terzo li deve pagare in contributi e tasse varie. Prendendosi in tasca circa di 3,250 euro netti. Una persona che vuole assumere questo idraulico per un mese, magari invece di 30 euro all’ora gli offre 20 euro all’ora. Ma l’idraulico non può accettare, perché’ il fisco gli farebbe controlli. Perciò invece di prendere uno stipendio in regola di circa 3500 euro al mese + iva a 20 euro all’ora, che potrebbe anche andare bene all’idraulico, alla persona che lo vuole assumere e allo Stato che ci guadagnerebbe 1800 euro al mese fra contributi e iva, o l’idraulico non lavora, o lavora in nero, per 3500 euro al mese e lo Stato non vede una lira.

Le aziende, piccole o grandi che siano, ci pensano due volte prima di assumere una persona in Italia, visto i costi (1.5-2 volte stipendio netto) e la difficoltà nel licenziare qualcuno. In America questo problema non ce’. Assumere una persona è facile e costa poco. Licenziarla anche. Gli stipendi a liberi professionisti sono pagati con bonifici o assegni, nessuno pensa neanche di pagare in contanti, in nero. Alla fine dell’anno una società da’ a tutti i dipendenti e al fisco un riassunto di quanto sono stati pagati e il fisco manda al libero professionista il totale di tasse da pagare.

In Italia invece gli incentivi portano o al lavoro in nero, o al massimo a lavori a tempo determinato, con pochissimi privilegi. I giovani sono coloro che soffrono di più questa burocrazia e i sindacati che non sono disposti a negoziare le riforme di lavoro no li stanno sicuramente aiutando.

L’evasione fiscale in Italia, la più alta nell’ EU insieme alla Grecia, purtroppo in qualche modo fa’ parte della cultura italiana, ma è soprattutto un problema di incentivi. Il sistema del lavoro in Italia è strutturato in modo da stimolare l’illegalità. Struttura il sistema, rendi facile e ragionevole quello che ce’ da pagare allo Stato, dimostra ai cittadini che i loro soldi sono spesi bene, aumenta i controlli e rendi l’evasione un crimine penale, e vedi che il problema diminuisce esponenzialmente.

Un GREEN NEW DEAL Per l’OCCUPAZIONE

Per uscire dalla Grande Depressione negl’anni 30, il presidente americano Franklin D. Roosevelt creò il New Deal, dove milioni di disoccupati venivano impiegati per fare lavori importanti per la comunità, proteggere foreste, riforestazione, proteggere area marine protette, costruzione di ferrovie, di porti, ospedali, strade, scuole, ponti e dighe, creando l’infrastruttura del 20esimo secolo. Il programma massiccio di lavoro pubblico investì il 6% del pil in due anni, con oltre 34,000 progetti, l’investimento pubblico come percentuale del pil passò dal 12% nel 1930 a 35% del 1945, la disoccupazione passò dal 25% al 14% nel giro di 4 anni. L’occupazione aumento del 50% in 7 anni. Serve, in Italia come nel mondo, un Green New Deal, che crei l’infrastruttura del 21esimo secolo e porti milioni di posti di lavoro verdi.

Semplifichiamo le burocrazie delle entrate. Se il costo per un’assunzione per l’azienda fosse sempre il 20% (IVA o contributi), e quel dipendente dovesse pagare sempre 20% di tasse, ci sarebbe molto meno evasione fiscale. Uno stipendio medio di 3.000 euro lordi al mese, per esempio, che costi all’azienda 500 euro al mese di contributi (20%), e al dipendente 500 euro al mese di tasse (20%), garantirebbe al dipendente uno stipendio netto di 2.000 euro al mese e allo stato 216 miliardi di euro di contributi dalle aziende per i 36 milioni di occupati e 216 miliardi di euro in tasse da parte dei cittadini. 432 miliardi di Euro; abbastanza per coprire l’86% dei costi statali. Propongo 20% di tasse fino a stipendi di 50.000 euro all’anno, 30% fino a 250.000 euro, 40% fino un milione, 50% sopra il milione di euro. Propongo contributi dalle aziende pari sempre al 20%. Propongo anche tasse sui profitti delle società del 20%, tassa sul capital gain del 20%, tasse del 20% su obbligazioni ed IVA del 20%. L’unica cosa che dovrebbe essere tax-free sono i titoli di stato, inclusi i famosi eco-bonds per finanziare il Green New Deal. L’obiettivo dovrebbe essere di rendere il sistema fiscale il più semplice e trasparente possibile, con la percentuale del 20% su cui che tutti si possono basare che rende più facile la sensibilizzazione. In alcuni casi però, è giusto promuovere detrazioni, come per esempio dare la possibilità alle famiglie di detrarre dal calcolo del reddito imponibile alcune voci di spesa legate all’educazione e all’assistenza per gli anziani. In questo modo si elimina l’incentivo di condurre pratiche d’acquisto in nero molto diffuse in questi ambiti. Eliminiamo infine l’esenzione sulla tassa di successione per il primo milione di euro (da ciascun genitore) e basandoci sul modello svizzero, introduciamo una tassa sulla fortuna del 1%.

Propongo che più percentuali delle tasse vadano ai comuni, che sono quelli che fanno più differenza per il cittadino. Ci devono essere incentivi che proteggono i più vulnerabili; la disuguaglianza di debito privato è più alta adesso di quando lo fosse negli anni 80. Dobbiamo invertire la tendenza dell’aumento dell’ineguaglianza dei redditi, revisionare le imposte sui redditi, i livelli minimi e massimi dei redditi, migliorare l’accesso all’istruzione, introdurre misure contro il crimine, e migliorare le condizioni di lavoro in zone depresse. Il reddito minimo dovrebbe essere almeno 1.000 euro lordi al mese, 50 euro lordi al giorno e 7 euro lordi all’ora, eliminando gli eccessi dei contratti a tempo indeterminato e le carenze di quello a tempo determinato, introducendo un contratto base, semplice e trasparente, per tutti. L’Italia ha la più bassa percentuale di occupazione femminile d’Europa, e anche il numero di donne presente nel mercato del lavoro è il più basso. Introduciamo campagne di sensibilizzazione per incentivare le donne ad entrare nel mercato del lavoro e legislazioni contro qualsiasi tipo di discriminazione.

Dovremo anche ripensare la struttura dei redditi; quella attuale ricompensa risultati materialistici e di concorrenza anche se sono dannosi socialmente, come ci ha dimostrato la crisi finanziaria. Ridurre il divario del reddito manderebbe un forte segnale di quali sono i nostri valori. Un bel esempio arriva dal Giappone, dove lo stipendio degli amministratori delegati non può essere più di 20 volte tanto lo stipendio del dipendente minimo. Ci vorrebbero invece più ricompense basate sulla meritocrazia per chi insegna, a partire dall’asilo fino all’università, di chi si prende cura degli anziani o disabili e chi lavora nel volontariato, spostando l’ago della bilancia da uno stato di concorrenza a uno stato di cooperazione, in una società’ più altruista. I giovani ci dicono che vogliono più istruzione a partire dalle scuole primarie in corsi di democrazia partecipativa, corsi legislativi, corsi per l’integrazione culturale e religiosa, energie rinnovabili, agricoltura biologica, sanità preventiva, e sostenibilità, investiamo in maestri e professori istruiti su questi temi.

In un’economia in crescita, lo stipendio medio sale, perciò per mantenere prezzi stabili, serve un aumento continuo della produttività della manodopera; attualmente il reddito cresce del 1.8% all’anno. Ma in un’economia stabile, che non cresce, questa pressione è ridotta perché lo stipendio medio non ha più bisogno di crescere. Se si stabilizza il pil si può stabilizzare anche il reddito, e non servirebbe un continuo aumento della produttività, anche se è comunque importante mantenere la produttività della manodopera nell’esportazione, per competere nei mercati internazionali.

Un investimento di 100 miliardi di euro all’anno in Italia (5% del pil) per i primi 5 anni del Green New Deal, porterebbe lavori verdi a 5% della popolazione lavoratrice, creando 1.9 milioni di lavori in questo periodo, diminuendo la disoccupazione del 75%. Lo stipendio medio di un giovane appena entrato nel mercato del lavoro che partecipa al Green New Deal potrebbe aggirarsi intorno ai 1500 euro lordi al mese, con delle tasse del 20%, per uno stipendio netto di 1200 euro al mese, un discreto stipendio per un giovane italiano che sta imparando le competenze del 21esimo secolo.

Ci sarà bisogno di una riforma delle pensioni semplice per tutti, dall’operaio al politico, una pensione pubblica che parta dai 65 anni per uomini e donne, con un sistema contributivo per tutti che dia in modo facile informazione ai singoli lavoratori circa le pensioni che riceveranno, in modo che possano meglio pianificare il loro futuro e i loro risparmi.

L’economia attuale è insostenibile sia in termini ecologici che in termini sociali.
Per garantire un’economia affidabile, ci deve essere più equilibrio fra il settore pubblico e quello privato. Non solo riducendo l’ineguaglianza nei redditi, ma anche migliorando le condizioni socio-economiche, con un aumento di investimenti in beni pubblici e infrastrutture sociali. La grande industria è ossessionata con la massimizzazione della produttività, rimpiazzando operai con la tecnologia. La tecnologia è si importante, e bisogna cercare di restare competitivi con il resto del mondo, ma bisogna sempre trovare un giusto equilibrio fra manodopera e produttività. E’ più etico ed a volte anche più redditizio avere più lavoratori invece che licenziarne migliaia per potere acquistare la tecnologia che li rende obsoleti.
La produttività è uguale alla produzione della manodopera moltiplicato per il numero di ore di lavoro. Ma se la produzione deve avere un tetto a causa di fattori ecologici, per mantenere l’occupazione bisogna mettere un tetto sulle ore di lavoro e smetterla con frenetici investimenti per migliorare la produttività. Difatti, per prevenire la disoccupazione di massa si possono ridurre le ore lavorative, sistematicamente dividendo il lavoro disponibile più uniformemente in tutta la popolazione, con più tempo libero per tutti. Se invece di lavorare otto ore al giorno se ne lavorassero sette , l’occupazione in Italia salirebbe del 12%, da 36 milioni a 40 milioni di lavoratori, eliminando la disoccupazione e garantendo posti di lavoro in regola sia per chi lavora in nero, sia per gli immigrati, sia per le future generazioni. Meno ore lavorative per persone non vuol dire più orari di chiusura; in Italia parecchi negozi ed enti pubbliche sono aperte al pubblico troppo poco. Se si liberalizzassero quelle attività che vogliono essere aperte al pubblico 12-15-20 o anche 24 ore al giorno, sia nelle grandi industrie che in una piccola farmacia comunale, sarebbe possibile assumere ancora più gente.

Uno dei programmi più importanti sarà l’istituzione di un ente sociale che accumuli fondi durante i periodi di benessere e faccia da “rete di protezione” per tutti i cittadini, anche ai dipendenti di piccole e medie imprese, garantendogli uno aiuto sociale minimo, come già succede nei paesi scandinavi tramite il programma “welfare to work”. Uno aiuto sociale di 1000 euro al mese ad esempio, per un massimo di 12 mesi, impiegando i disoccupati in opere sociali nella loro comunità, oppure offrendogli corsi di formazioni per le competenze necessarie durante la Grande Transizione. La stessa ente sociale aiuta a dar lavoro ai cittadini nei periodi di recessione con progetti sociali, come rinnovare edifici pubblici, contatori intelligenti, partendo da uno stipendio minimo di 1000 euro lordi al mese.

Ci sono infatti discrepanze tra le professioni già presenti nel mercato del lavoro e quelle necessarie a popolare nuovi settori. Attente politiche di formazione devono essere quindi implementate per facilitare la diffusione delle competenze richieste. Alcuni settori dovranno ridurre la loro occupazione, quelli più inquinanti e ad alto consumo, e i governi dovranno assicurare un’adeguata protezione sociale al beneficio delle classi lavoratrici a rischio e favorirne la riconversione, riconvertendo la produzione e i consumi per creare occupazione pulita. Il piano di interventi è sostanzioso e include investimenti in risparmio energetico e fonti di energia rinnovabile, la creazione di una moderna rete di distribuzione dell’energia elettrica, una larga espansione della rete ferroviaria, la promozione dei veicoli di trasporto non inquinanti, e attività di protezione degli ecosistemi naturali. Si realizzerà un processo di trasformazione dell’intero sistema di produzione e consumo in chiave ecosostenibile.

Il Green New Deal avrà forti ricadute positivi in termine di occupazione, in settori agricoli, operai e di servizi, impegnati in attività che contribuiscono a preservare o migliorare la qualità dell’ambiente e la sostenibilità del sistema economico. Una riconversione del sistema necessita di ingegneri, ricercatori, chimici, biologhi, elettricisti, idraulici, muratori, artigiani, vetrai, falegnami, fabbri, contadini, macchinisti ed operai per costruire edifici ad alta efficienza, assemblare panelli solari, per la ricerca di nuovi materiali isolanti, guida di mezzi di trasporto su rotaia, e tanti altri lavori.

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