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Ecco alcune informazioni utili sulle emissioni
• La prima forme di emissioni globale è il co2 (43%)
• La seconda il metano (27%)
• La terza è la fuliggine (black carbon) (12%), che deriva dal bruciare carbone, legno, letame, per cucinare e riscaldare.
• Il 50% delle emissioni globali arriva dalla Cina, USA e Unione Europea.
• Se si aggiunge Russia, India, Giappone e Brasile siamo al 67%.
• I 39 stati sviluppati che hanno ratificato il protocollo di Kyoto nel 1997, hanno diminuito le loro emissioni del 15% dal 1990 ad oggi. Il resto del mondo, inclusi India, Cina e USA, sono aumentati di media del 77%.
• I più grossi inquinatori sono in ordine: la Cina, gli USA, L’Indonesia e il Brasile (questi ultimi due stati a causa della deforestazione, insieme sono responsabili del 60% della deforestazione mondiale).
• 25% del co2 emesso dall’uomo è causato dalla deforestazione e dall’agricoltura industriale. Un quarto di questi è causato dalla produzione di carne.
• L’8% dell’inquinamento globale è dovuto a prosciugamento di paludi e distruzioni di foreste tropicali nel sud-est asiatico.
• Una fabbrica cinese usa 350% più energia di una fabbrica giapponese per la stessa unità di produzione.
• 30-40% delle emissioni di co2 mondiali sono causate dal riscaldamento, dall’aria condizionata e da luci inefficienti per edifici.

Dobbiamo dare un valore all’ambiente: esiste un grave problema legato al fatto che i prezzi di mercato non riflettono i costi delle esternalità negative sull’ambiente.
Come con i sub-prime, abbiamo una bolla dell’industria del carbone, dove i prezzi della società petrolifere sono artificialmente alti a causa di sussidi e mancanza di regolazione, mancanza di tasse sul carbone, danno sociale e ambientale. La benzina negli Stati Uniti per esempio, nel 2011 costava meno di $1 al litro. Tale prezzo comprende il costo dell’estrazione, della raffinazione e della distribuzione del petrolio ma non i cambiamenti climatici che ne derivano, la perdita di risorse non rinnovabili, i larghi sussidi dei governi all’industrie del petrolio, le spese militari per assicurarsi l’accesso, i costi sanitari dell’inquinamento e delle malattie.

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Il Protocollo di Kyoto, nel 1997, ha richiesto alle economie avanzate di ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 5% rispetto ai livelli dei 1990 entro il 2010, ma attualmente le emissioni sono salite del 40% rispetto al 1990. Sempre a Kyoto, furono messe come tetto massimo 450 ppm (parti per milione) di co2 nell’atmosfera, necessario per mantenere l’aumento delle temperature globali medie inferiore ai 2 gradi centigradi. La concentrazione atmosferica di co2 attuale è di 391 ppm, la più alta negl’ultimi 15 milioni di anni, e al passo attuale le emissioni di co2, crescendo di 2 ppm all’anno, supereranno i 450 ppm entro il 2040. Il report sul clima della Banca Mondiale prevede temperatura medie di 4 gradi centigradi più alte rispetto ai livelli pre-industriali fra il 2060 e il 2100, con 800 ppm di co2 nell’atmosfera. Nel Mediterraneo, d’estate le temperature saranno 9 gradi centigradi più alti di oggi, tutte cifre che portano al collasso della civiltà: abbiamo per ora fallito la nostra battaglia generazionale.

Sopra i 2 gradi centigradi, rischiamo di causare “feedback positivi auto-rinforzanti”, creando cicli-viziosi inarrestabili; come ad esempio, lo scioglimento dei ghiacci nell’artico, che diminuisce la riflettività del pianeta, aumentando il calore, che causa più scioglimento dei ghiacci che aumenta ancora di più il calore (ma porta vantaggi all’industria petrolifera, che senza ghiacci può andare alla ricerca di nuovi giacimenti e a distruggere ancora di più l’eco-sistema). Un altro “feedback positivo auto-rinforzanto” rischia di avvenire a causa dello scioglimento del permafrost in Siberia, che emetterebbe miliardi di tonnellate di metano nell’atmosfera (il metano è 12 volte inquinante del co2), che aumenterebbe l’effetto serra, causando un ciclo vizioso dove le temperature aumenterebbero da 2 a 3 gradi, da 4 a 5, senza che l’umanità’ possa fermarli. Nell’ultima era glaciale, per intenderci, le temperature erano di media 5 gradi centigradi più basse rispetto ad oggi, a 6 gradi centigradi di aumento delle temperature, non solo gli esseri umani, ma la vita stessa sul pianeta Terra sarebbe a repentaglio. Le temperature potrebbero salire di 6 gradi centigradi in alcune zone del pianeta in questo secolo.

Se entrambi i poli si sciogliessero, i livelli del mare salirebbero di almeno 100 metri. Per ogni metro che i mari salgono, l’erosione dell’entroterra è di circa 100 metri. 634 milioni di persone vivono a meno di 10 metri d’altezza sul livello del mare.
Entro la fine del secolo il Sudan e il Senegal soffriranno di un declino di produttività agricola del 50%. L’India del 40%, (mentre diventa la nazione più popolate al mondo), il Messico del 30%. Visto che il 95% dell’agricoltura mondiale (anche nei paesi sviluppati) dipende dalle piogge, le condizioni climatiche irregolari peggioreranno la situazione. In America il dipartimento della Difesa ha un budget annuale di $700 miliardi all’anno; il trasporto ha un budget di $70 Miliardi all’anno, l’Environmental Protection Agency (EPA), l’agenzia per la protezione dell’ambiente, ha un budget di solo $8 Miliardi all’anno.